01 / IL FATTO

Un titolo semplice racconta male il processo.

L’Astrologue ou les Faux Présages è stato presentato il 5 e 6 maggio 2026 all’Opéra Royal, il teatro storico della Reggia di Versailles, come esito del progetto Molière Ex Machina, dedicato al commediografo e attore francese del Seicento.

L’iniziativa è stata coordinata da Sorbonne Université, università pubblica francese, con il Théâtre Molière Sorbonne, compagnia teatrale dell’ateneo, e Obvious, collettivo francese di artisti e ricercatori che lavora con l’intelligenza artificiale.

Il materiale testuale è stato generato attraverso Le Chat, l’assistente conversazionale allora offerto da Mistral AI, azienda francese che sviluppa modelli linguistici di grandi dimensioni. Studiosi e professionisti hanno selezionato, corretto e trasformato gli output in una produzione con regia, recitazione, musica, scene e costumi.

Dire che “l’AI ha scritto una nuova commedia di Molière” cancella quasi tutto il lavoro osservabile. La ricostruzione della Sorbonne attribuisce alle équipe umane la rifinitura dei dialoghi e la costruzione scenica. La ricostruzione di Le Monde, quotidiano francese di informazione nazionale, descrive il lavoro storico e creativo che ha guidato il sistema.

02 / LA FILIERA

Il processo non coincide con il prompt.

Un sistema linguistico può produrre rapidamente varianti di una scena, ma non stabilisce quali siano storicamente pertinenti, recitabili o necessarie alla struttura. Occorre definire fonti, vincoli, personaggi e criteri di selezione, poi leggere gli output come materiale di lavoro.

01CorpusRicerca sul XVII secolo
02GenerazioneIstruzioni e varianti
03SelezioneConfronto degli output
04RevisioneDrammaturgia e filologia
05ProvaRegia e attori
06ScenaMusica, costumi e tecnica
Schema editoriale del processo dichiarato. Non rappresenta ogni iterazione reale del progetto.

La parte meno visibile è l’iterazione. Un output scartato rivela il criterio umano che lo ha escluso. Una battuta grammaticalmente corretta può essere inutile in prova; un riferimento plausibile può essere storicamente sbagliato; una sequenza imitativa può non costruire alcun conflitto.

03 / LA PROVA

La recitazione è un test che il modello non esegue.

La Sorbonne ha pubblicato un’ intervista a Léa Sorrentino, interprete di Dorine. È una fonte interna al progetto, ma sposta l’attenzione dal testo alla prova: ritmo, intenzione, relazione con gli altri attori e risposta del corpo rendono evidente ciò che sulla pagina può sembrare sufficiente.

Una battuta non diventa teatro perché rispetta un registro linguistico. Deve offrire un’azione, una tensione e uno spazio di interpretazione. La recitazione non è un canale neutro che riproduce testo sintetico: è una tecnologia umana di verifica e riscrittura.

04 / AUTENTICITÀ

La somiglianza non ricostruisce un autore.

Il progetto immagina un’opera possibile dentro un contesto storico. Non può dimostrare che Molière l’avrebbe scritta. La simulazione stilistica individua regolarità nei materiali disponibili; non ricostruisce esperienza, intenzione, rischio politico o condizioni materiali dell’autore.

L’interesse sta in questa distanza. Il risultato dice qualcosa sul nostro modo di costruire un canone: quali tratti scegliamo, quali fonti consideriamo rappresentative e quali anomalie correggiamo.

05 / FATTI E LIMITI

Che cosa possiamo affermare.

ElementoStato
Rappresentazioni del 5 e 6 maggio 2026 a VersaillesConfermate dalla Sorbonne
Uso di Le Chat di Mistral AIConfermato
Ricerca sul repertorio e la lingua del XVII secoloDescritta dal progetto e dalla stampa
Selezione e revisione umanaConfermata
Ruolo di attori, regia, musica, scene e costumiConfermato
Corpus e configurazione riproducibileNon pubblicati in forma sufficiente
Valutazione indipendente dello spettacoloNon disponibile: non abbiamo assistito
Repliche previste per il 25–28 giugnoAnnullate per condizioni meteorologiche

L’avviso di annullamento della Sorbonne riguarda le repliche di giugno, non le prime di maggio.

06 / ATTRIBUZIONE

Tre ruoli da non confondere.

Autore. La parola concentra intenzione, scelta e responsabilità. Un modello produce sequenze in risposta a condizioni impostate da altri, ma non difende una variante in prova e non risponde del risultato.

Strumento. È più preciso, ma non deve far pensare a un mezzo completamente controllabile. Un sistema generativo introduce output non deterministici, opacità sui dati e dipendenze dal fornitore.

Materiale. Descrive ciò che entra in sala: testo da leggere, tagliare, spostare e incarnare. La sua provenienza deve restare documentata per valutare errori, diritti e attribuzione.

07 / LA SCENA COME AUDIT

La prova rende visibili le responsabilità.

Nel software un audit cerca log, versioni e modifiche. In teatro parte dell’audit avviene davanti ad altre persone. Ogni prova confronta il testo con durata, fiato, spazio, costume, memoria, relazione e attenzione del pubblico.

Questo non rende automaticamente migliore il risultato. Se una scena non funziona, però, qualcuno decide se riscriverla, tagliarla o sostenerla attraverso regia e interpretazione. Documentare queste decisioni impedisce che l’etichetta “AI” assorba meriti e problemi dell’intera équipe.

08 / UN METODO

Raccontare gli artisti che lavorano con l’AI.

La misura non è “quanto ha fatto l’AI”, ma la mappa delle trasformazioni. Per leggere progetti simili controlliamo:

  1. quali materiali sono entrati nel processo;
  2. chi ha definito le istruzioni;
  3. come sono state selezionate le alternative;
  4. chi ha corretto errori e incoerenze;
  5. che cosa è cambiato durante prove e produzione;
  6. quali passaggi restano opachi o non riproducibili;
  7. chi firma e risponde del risultato.

Questa griglia evita due scorciatoie: l’entusiasmo che cancella il lavoro umano e il rifiuto che considera irrilevante qualsiasi uso del modello.

09 / LA NOSTRA POSIZIONE

Il teatro comincia dove la generazione non basta.

Per noi il punto non è stabilire se una macchina sappia imitare Molière, ma capire che cosa accade quando il testo generato entra nelle mani di studiosi, attori e tecnici. È in quel passaggio che incontra il tempo, il corpo, lo spazio, l’errore e la responsabilità.

Il teatro rimane una delle forme d’arte più concrete e, nello stesso tempo, più dichiaratamente finte. Un corpo vivo occupa uno spazio fisico davanti a spettatori presenti; eppure quel corpo interpreta, quello spazio ne rappresenta un altro e ogni gesto appartiene a una convenzione.

Da più di duemilacinquecento anni, almeno dalla tradizione documentata dell’antica Grecia, il teatro ci obbliga a guardare senza imporci una visione unica. Ognuno vede dal proprio posto, con la propria esperienza e la propria attenzione.

Un modello generativo può produrre materiale testuale, ma non può trasformarlo da solo in teatro. Qualcuno deve scegliere, tagliare, correggere, pronunciare, ascoltare e assumersi la responsabilità di ciò che viene mostrato.

Il modello ha partecipato al processo di Molière Ex Machina e sarebbe scorretto nasconderlo. Attribuirgli da solo l’opera, però, cancellerebbe il lavoro delle persone che hanno trasformato quell’output in un’esperienza scenica.

Molière Ex Machina non risolve la questione dell’autorialità. La porta davanti a un pubblico, nel luogo in cui ogni decisione diventa concreta.